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La ricerca della parola mancante

indexQuante volte vi sarà capitato di dover tradurre un documento, una piccola frase o una tesi intera, e di bloccarvi per interminabili ore su di una parola o una piccola espressione? Per quanto si tenti di tradurla, manca sempre una sfumatura che non ci lascia soddisfatti della traduzione.

Vi propongo qui di seguito un breve metodo che io utilizzo spesso e che si è rivelato efficace proprio nella traduzione di concetti o idee che apparentemente non trovano corrispondenza nella lingua di arrivo. Leggi altro ›




Traduttore automatico vs. traduttore umano: quale scegliere?

traduttore_automatico_vs_traduttore_umanoScommetto che chiunque si sia messo a leggere questo articolo – e in generale chiunque usi internet su base quotidiana o quasi – sa di cosa parlo se scrivo Google Traduttore. In effetti, mi capita spesso di dover “lottare” con gli studenti per far capire loro che Google Traduttore non è un dizionario, bensì quello che in gergo è definito come machine translation o MT, cioè un traduttore automatico.

Di cosa si tratta di preciso? Si tratta di un software che sfrutta le nostre attuali conoscenze di linguistica computazionale per tradurre un testo da una data lingua naturale ad un’altra. In parole molto semplici, si tratta di un programma che, facendo una statistica complessa tra un corpus di testi già tradotti da una lingua x ad una lingua y, cerca di “indovinare” una plausibile traduzione da x a y. Si tratta di un’operazione molto complessa e di un tipo di tecnologia che migliora di giorno in giorno, i cui risultati sono sotto i nostri occhi ogni volta che utilizziamo un MT.

Ma se dunque abbiamo trovato il modo di far tradurre ai computer, a cosa servono i traduttori umani? La domanda è più che lecita, e ha molteplici risposte. La MT è infatti un ottimo strumento che permette di risparmiare tempo e soldi a chi ha ingenti quantità di testi ripetitivi da tradurre. Infatti il software se la cava egregiamente se pensato per un settore – o un cliente – specifico, e se ritrova nella lingua di partenza frasi, espressioni e pattern ripetuti. Provate ad esempio a tradurre con Google Traduttore una frase nota, iper-usata e per cui il software, che in questo caso usa come corpus il web stesso, riesce a trovare molti esempi: come stai? come ti chiami? cosa fai? ecc. Noterete che la traduzione – soprattutto tra due lingue molto tradotte come italiano-inglese o italiano-francese – è ineccepibile.

Provate poi a dare in pasto ad una MT un modo di dire, un brano intero o un testo di marketing. Qui iniziano a spuntare i problemi: infatti il software non riesce a trovare sufficienti esempi nel proprio database per effettuare una traduzione precisa; inoltre – cosa ancora più importante – il software non riesce (ancora!) a tener conto del contesto, dell’utilizzo che verrà fatto della traduzione, di chi sarà la target audience e di cosa si aspetta il cliente che ha commissionato la traduzione. La macchina non è inoltre in grado di processare frasi ironiche o a doppio senso, licenze poetiche e non ha una la sensibilità di come un certo termine venga utilizzato o cosa convenga in una certa lingua. Un esempio? Se parlo di “grillo” in italiano, alla gran parte dei lettori medi oltre al comune insetto verrà probabilmente anche in mente il politico Beppe Grillo, quindi la parola si carica di un significato che il corrispettivo inglese, cinese o russo non hanno. un traduttore umano che fa questo mestiere di professione sa che è indispensabile prendere in considerazione anche questi aspetti della lingua, e ne terrà conto nella propria traduzione. Cosa che un MT non riesce a fare.

Insomma, per concludere traduttore automatico e traduttore umano hanno entrambi una funzione molto importante nel nostro mondo “globalizzato”, in cui gli scambi tra lingue sono il pane quotidiano. Tuttavia occorre saper scegliere. Da quanto appena detto, potremmo trarre la seguente conclusione: è opportuno optare per il traduttore automatico per traduzioni “meccaniche”, ripetitive o molto comuni, mentre occorre ricorrere ad un traduttore umano per traduzioni più specifiche, soprattutto quando si tratta di documenti importanti, marketing o contenuti creativi.

Invito sempre a fare molta attenzione nella scelta, dato che spesso ne va della propria reputazione, o dell’immagine che la propria azienda da al resto del mondo.




Linux per traduttori

Boccaperta-IT vi parla sempre di Linux in tante sue forme. Ma oggi anch’io, che da anni uso quotidianamente questo sistema operativo sia per uso personale che per lavoro, vorrei parlarvi degli strumenti e dei programmi a disposizione del traduttore che voglia, come me, lavorare abbracciando la filosofia open source.

Vi abbiamo già parlato di Tuxtrans, una distribuzione Linux interamente pensata e sviluppata per traduttori e studenti di traduzione. Oggi voglio invece elencarvi alcuni software open source disponibili a chi fa della traduzione il proprio pane quotidiano e che quindi ha bisogno di strumenti collaudati ed affidabili. Mi limiterò qui ad elencare alcuni software che ho provato personalmente. Se volete una panoramica molto più generale ed un elenco completo potete fare riferimento al sito Linux For Translators.

Suite Office:

  • LibreOffice: la celeberrima suite gratuita per scrivere, calcolare, disegnare e presentare. Si possono creare documenti, fogli di calcolo, presentazioni e tutto il resto sia nei formati open (odt, ods, ecc.) che nei formati proprietari microsoft come doc e docx. Unico piccolo neo: se avete a che fare con persone che vi devono spesso inviare file in formati MS (come è spesso il caso per un traduttore) potreste riscontrare qualche problemino di layout, soprattutto con le caselle di testo di un documento o con alcune diapositive particolari. Si tratta comunque di inezie superabili senza grossi problemi.
  • Kingsoft office: ottima per risolvere i problemi appena citati. La compatibilità con i formati proprietari Microsoft è davvero alta e anche l’interfaccia del programma ricorda quella delle ultime versioni di Office. Unica pecca: la mancanza di localizzazione in italiano. Al momento infatti Kingsoft Office è disponibile solo in lingua cinese o inglese per Linux essendo solo alla versione alpha. Comunque è possibile aggiungervi lo spellcheck in italiano mentre aspettiamo che Kingsoft sviluppi versioni più stabili anche per Linux.

CAT tools e altri software che assistono alla traduzione

  • OmegaT – il miglior software gratuito di traduzione assistita sulla piazza. Completo di quasi tutte le funzionalità che un traduttore possa chiedere (glossari, translation memories esportabili in formato tmx e compatibili con tantissimi altri CAT, statistiche, ecc.), OmegaT è supportato da una community molto attiva che continua a svilupparlo e migliorarlo secondo le esigenze ed i suggerimenti degli utenti. È davvero una scelta perfetta sia per il traduttore all’inizio della carriera che non abbia la disponibilità di investire in costosi software proprietari sia per il traduttore navigato che cerchi uno strumento cross-platform, affidabile e funzionale.
  • Poedit – software utilissimo per la localizzazione di applicazioni (come ad esempio i plug-in di WordPress) che forniscono il file PO per la traduzione. Semplice e leggero ma utile per gestire questo tipo di file e convertirli direttamente in mo.
  • Gaupol – programmino comodo per creare o tradurre sottotitoli di file video. Permette la traduzione e sincronizzazione dei sottotitoli in modo semplice e veloce.

Esiste anche Open Language Tools, ma non l’ho ancora usato approfonditamente quindi al momento preferisco non consigliarlo o sconsigliarlo.

Ricerca e file management

  • Double Commander – il mio file manager preferito. Dopo aver preso un po’ di confidenza con i comandi principali, con questo programma è possibile non solo gestire file e cartelle con estrema facilità e velocità, ma anche fare ricerche di file e all’interno di file, comprimere e decoprimere, vedere anteprime e tantissimo altro. Perfetto per chi deve gestire in modo veloce ed efficiente progetti, glossari, clienti e tutto quello che un’attività in proprio comporta.
  • GoldenDict – un raccoglitore che permette facilmente di fare ricerche nei nostri siti di riferimento preferiti. È possibile impostare come dizionari ricercabili sia file in locale che siti web, per cui in un attimo è possibile ricercare un termine simultaneamente in un numero infinito di risorse. Un vero salva tempo per un traduttore che passa generalmente la vita a cercare vocaboli, sinonimi, traducenti.

Ne esistono moltissimi altri, quindi cari traduttori che volete usare Linux non sentitevi più il brutto anatroccolo in un mare di SDL Trados e MemoQ.




OmegaT: segmentazione in cinese

Oggi vi parliamo di OmegaT, il CAT open source che noi di Boccaperta utilizziamo e consigliamo a tutti i traduttori, soprattutto quelli alle prime armi o che non abbiano la possibilità di investire in costosi software proprietari. Purtroppo però, per chi utilizza come noi OmegaT, la segmentazione in cinese può essere un problema.

I problemi sono causati soprattutto dal fatto che la lingua cinese generalmente non ha spazi dopo la punteggiatura, per cui OmegaT non riconosce il punto cinese come la fine di una frase, e dunque tende a segmentare per paragrafi, cosa alquanto scomoda e che rende l’utilizzo del CAT praticamente inutile. Quindi se volete lavorare col cinese in OmegaT dovrete fare attenzione alle impostazioni di segmentazione.

Mentre quella per il giapponese è già integrata nel software, di default non esistono regole di segmentazione per il cinese, che vanno dunque create facendo attenzione a qualche piccolo dettaglio che vi farà risparmiare tempo e inutili frustrazioni. Di seguito i passaggi da seguire quando dovete tradurre un testo dal cinese con OmegaT:

  1. Aprite un nuovo progetto e nelle proprietà del progetto come lingua sorgente utilizzate ZH-HK (anche se il vostro progetto è in cinese semplificato, utilizzate comunque questo codice lingua);
  2. Controllate che la segmentazione a livello di frase sia spuntata;
  3. Cliccate sul pulsante segmentazione: a questo punto vi compariranno una serie di regole di segmentazione, tra cui però non figura il cinese;
  4. Cliccate su aggiungi  in alto a destra e inserite come nome della lingua “cinese” e (questo è IMPORTANTE!) come codice per la lingua nella colonna a destra il codice ZH-HK.*;
  5. Ora che avete creato un nuovo set di regole di segmentazione, è il caso di aggiungere le regole stesse. Sotto alla lista di regole di segmentazione, avrete uno spazio bianco. Cliccate su aggiungi lì a destra per aggiungere le vostre regole personalizzate;
  6. Personalmente ho aggiunto le seguenti regole:
    • cesura/eccezione: spuntato  Prima: 。  Dopo: (nulla)
    •  cesura/eccezione: spuntato  Prima: ;  Dopo: (nulla)
omegaT segmentazione in cinese screenshot

la finestra di segmentazione di OmegaT: qui ho creato delle regole personalizzate per il cinese

In questo modo, ora OmegaT ogni volta che vedrà il segno 。oppure ; andrà a capo con un nuovo segmento, rendendo quindi la traduzione più facile e la memorizzazione della traduzione più utile.




Prime impressioni su Tuxtrans

Se ci avete seguito sui social network (Facebook e Twitter) avrete notato che abbiamo menzionato più volte Tuxtrans.

Di cosa si tratta? Tuxtrans è un sistema operativo basato su Ubuntu Linux (quindi completamente gratuito e open source) creato dalla University of Innsbruck per facilitare il lavoro ai traduttori. Si tratta di una versione di Ubuntu con XFCE, altrimenti detto Xubuntu, personalizzata con programmi, impostazioni e menù necessari al traduttore per il suo lavoro. Tuxtrans ha quindi già preinstallati, ad esempio: OmegaT, il CAT open source più usato e diffuso, ma anche Poedit, programmino molto utile per localizzare software e siti web; Gaupol, un programma per modificare e tradurre sottotitoli; nonché tutta una serie di software per l’allineamento del testo, la ricerca terminologica e la gestione di file di testo (anche se purtroppo manca il nostro file manager preferito, Double Commander, che si può però facilmente installare).

Ultimamente ve ne abbiamo parlato perché, insieme alla nuova release di Ubuntu, la tanto chiacchierata 12.04 Precise Pangolin, è uscita anche una nuova versione di Tuxtrans basata sull’ultimissima Xubuntu 12.04. Ovviamente noi di boccAperta abbiamo subito voluto provarla, per capire le potenzialità e l’effettiva utilità di questo sistema operativo translator-friendly.

Dobbiamo ammettere che il primo impatto non è stato dei migliori: appena installato Tuxtrans ha subito riportato degli errori, dovuti soprattutto agli aggiornamenti che non si scaricavano correttamente. Nella lista dei repository da cui prelevare gli aggiornamenti, Tuxtrans aveva preimpostato dei repository che al momento dell’installazione o erano sovraccarichi o non rispondevano per qualche altro errore a noi ignoto. Tuttavia, superati facilmente i primi problemi iniziali, siamo riusciti ad ottenere un PC funzionante e già perfettamente configurato per lavorare.

Tutti i programmi per lavorare con traduzioni e localizzazioni che Tuxtrans mette a disposizione funzionano correttamente e sono facilmente raggiungibili da un apposito menù a lato di quello principale. L’interfaccia è leggera, veloce e intuitiva. Soprattutto, viene incontro a chi ha poca familiarità con il mondo Linux, garantendo un indolore passaggio da Microsoft e/o Apple.

Sul PC dove abbiamo installato Tuxtrans (Samsung Q330) abbiamo riscontrato alcuni problemi nel rilevamento della scheda video, risultando in interferenze durante la visualizzazione di filmati a tutto schermo. Questo e altri difetti minori ci hanno spinto ad utilizzare Ubuntu con Cinnamon, con il quale è possibile configurare in pochi minuti un menù personalizzato del tutto simile a quello di Tuxtrans. Con il vantaggio, però, di un’interfaccia più solida e fluida. Ubuntu 12.04 e Cinnamon si sono rivelati una scelta vincente sul nostro Samsung.




Collaboriamo con il VI Festival Alto Vicentino

Qui a boccAperta non possiamo nascondere la nostra passione per il cinema e la cultura asiatica. Quale occasione migliore di sfruttare le nostre capacità per portare una ventata d’Oriente in Italia?

Sabato 23 giugno a Santorso (VI), all’interno del Festival Alto Vicentino del Cortometraggio, verrà proiettato lo strepitoso The Piano in a Factory, versione originale con sottotitoli in italiano curati da noi di boccAperta.

Di che si tratta? Gli impazienti possono sbirciare la recensione che abbiamo inserito su AsianFeast.org, portale con il quale collaboriamo. Eccola qui: http://www.asianfeast.org/recensioni/the-piano-in-a-factory/

Vi aspettiamo numerosi!




Glossario italiano inglese per il lavoro a maglia e uncinetto + abbreviazioni

Close-up of ribbingOggi vorrei condividere con voi il frutto della combinazione delle mie due passioni, le lingue ed il lavoro a maglia: un glossario italiano inglese di termini per il lavoro a maglia.

In questi anni di studio, discussione e messa in pratica di istruzioni, siti, libri e quant’altro fosse disponibile dal mondo della maglia anglofono, ho sviluppato questo glossario (sempre in progress) italiano-inglese e inglese-italiano sul lavoro a maglia (knitting in inglese), con incluso anche un glossario delle più frequenti abbreviazioni che si trovano nei pattern inglesi e corrispettiva traduzione in italiano, inclusa eventuale sigla italiana se disponibile.

UPDATE 03/07/2013: dopo il feedback di molte persone, la mia ulteriore esperienza nel lavoro a maglia e l’incoraggiamento di amici, ho sistemato, rivisto ed ampliato il glossario in questione. Ora include non solo termini per il lavoro a maglia, ma anche per il lavoro ad uncinetto nonché abbreviazioni e schemi esemplificativi di alcuni termini.

Visto lo sforzo nel mettere assieme il glossario, chiedo un piccolo contributo pagabile tramite paypal, per ricevere comodamente a casa la versione in pdf oppure cartacea. Chi fosse interessato ad acquistare il glossario è pregato di contattarmi direttamente.




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